Lo Shareholders’ Agreement, comunemente indicato con l’acronimo SHA, è l’accordo con cui tutti o alcuni soci disciplinano i rispettivi rapporti e stabiliscono le regole da applicare alla governance, al trasferimento delle partecipazioni e alle principali decisioni della società.
Nel contesto italiano lo SHA è generalmente riconducibile alla figura del patto parasociale. I due concetti, tuttavia, non coincidono necessariamente: uno Shareholders’ Agreement può contenere una disciplina contrattuale più ampia, comprendendo obblighi di finanziamento, diritti informativi, meccanismi di uscita, impegni dei fondatori e regole applicabili in caso di inadempimento.
Lo SHA è particolarmente importante quando nella società convivono soci con ruoli, partecipazioni e obiettivi differenti: fondatori e investitori, soci industriali e finanziari, maggioranza e minoranza oppure partner di una joint venture.
Che cos’è uno SHA
Lo SHA è un contratto stipulato al di fuori dello statuto sociale. Serve a definire in modo più dettagliato gli equilibri tra i soci e a prevenire conflitti che potrebbero compromettere la gestione o il futuro della società.
L’accordo può riguardare, per esempio:
- la composizione dell’organo amministrativo;
- la nomina degli amministratori;
- le decisioni che richiedono il consenso di determinati soci;
- i diritti informativi degli investitori;
- il trasferimento delle partecipazioni;
- l’ingresso di nuovi soci;
- l’uscita di uno dei fondatori;
- la vendita della società;
- la distribuzione degli utili;
- gli obblighi di finanziamento;
- la gestione di eventuali situazioni di stallo.
Non esiste un modello di SHA valido per ogni società. L’accordo deve essere costruito tenendo conto della struttura societaria, della distribuzione delle partecipazioni, del ruolo operativo dei soci e degli obiettivi dell’investimento.
Quando è opportuno stipulare uno Shareholders’ Agreement
Uno SHA è particolarmente utile:
- alla costituzione di una società tra più fondatori;
- quando entra un nuovo investitore;
- in occasione di un aumento di capitale;
- dopo l’acquisizione di una partecipazione societaria;
- nella costituzione di una joint venture;
- quando alcuni soci partecipano alla gestione e altri hanno un ruolo esclusivamente finanziario;
- nelle società familiari interessate da un passaggio generazionale;
- quando occorre disciplinare preventivamente una futura vendita o quotazione.
L’accordo consente di affrontare questi temi prima che si manifesti un conflitto. La sua funzione non è soltanto protettiva: uno SHA ben costruito rende più chiari gli assetti di governance e può facilitare l’ingresso di investitori e partner industriali.
Qual è la differenza tra SHA e statuto
Lo statuto è l’atto che contiene le regole fondamentali di funzionamento della società. È depositato presso il Registro delle imprese e vincola la società e i soci, compresi quelli che acquistano successivamente una partecipazione.
Lo SHA ha invece natura contrattuale e, di regola, produce effetti soltanto tra i soggetti che lo hanno sottoscritto.
| Statuto | Shareholders’ Agreement |
|---|---|
| Regola il funzionamento della società | Regola i rapporti tra i soci aderenti |
| È depositato presso il Registro delle imprese | Normalmente rimane riservato |
| Vincola la società e tutti i soci | Vincola, di regola, soltanto i firmatari |
| Deve rispettare le forme previste dalla legge | Presenta una maggiore flessibilità contrattuale |
| Le sue violazioni possono incidere sulla validità degli atti societari | La violazione produce principalmente conseguenze contrattuali |
Se un socio vota in assemblea in violazione dello SHA, la deliberazione societaria non diventa automaticamente invalida. Il socio potrà però essere responsabile dell’inadempimento nei confronti degli altri aderenti.
Per questa ragione, alcune previsioni particolarmente importanti possono essere coordinate con lo statuto, nei limiti consentiti dalla legge. È il caso, per esempio, di determinate regole sulla circolazione delle partecipazioni, sulla nomina degli amministratori o sui quorum decisionali.
SHA e statuto devono quindi essere predisposti come parti di un unico sistema di governance, evitando sovrapposizioni e contraddizioni.
Quali sono le principali clausole di uno SHA
Governance e nomina degli amministratori
Lo SHA può stabilire il numero dei componenti dell’organo amministrativo e attribuire a determinati soci il diritto di designare uno o più amministratori.
Può inoltre regolare la nomina del presidente, l’attribuzione delle deleghe, la frequenza delle riunioni e i flussi informativi verso i soci.
Reserved matters e diritti di veto
Le reserved matters sono decisioni considerate particolarmente rilevanti e sottoposte a maggioranze rafforzate o al consenso di specifici soci.
Possono riguardare:
- modifiche dello statuto;
- aumenti di capitale;
- operazioni straordinarie;
- acquisizioni e cessioni rilevanti;
- assunzione di nuovo indebitamento;
- approvazione o modifica del budget;
- operazioni con parti correlate;
- distribuzione di utili;
- cambiamenti significativi dell’attività aziendale.
Il diritto di veto protegge il socio di minoranza, ma deve essere calibrato con attenzione. Un numero eccessivo di materie riservate può rallentare la gestione e creare situazioni di paralisi decisionale.
Diritti di informazione e controllo
Gli investitori possono richiedere informazioni ulteriori rispetto a quelle riconosciute dalla legge o dallo statuto.
Lo SHA può prevedere la consegna periodica di bilanci gestionali, report finanziari, budget, piani industriali e aggiornamenti sull’andamento dell’attività.
Prelazione e gradimento
La prelazione attribuisce agli altri soci il diritto di acquistare la partecipazione che uno di essi intende vendere, alle condizioni offerte da un terzo.
La clausola di gradimento subordina invece il trasferimento all’approvazione della società, dell’organo amministrativo o di determinati soci.
Queste clausole permettono di controllare l’ingresso di nuovi soggetti nella compagine societaria.
Lock-up
Il lock-up vieta ai soci di trasferire le proprie partecipazioni per un determinato periodo.
È frequente nelle startup, nelle operazioni di investimento e nelle acquisizioni in cui la permanenza dei fondatori rappresenta un elemento essenziale del progetto imprenditoriale.
Tag along
La clausola di tag along, o diritto di co-vendita, protegge normalmente i soci di minoranza.
Se il socio di maggioranza vende la propria partecipazione a un terzo, gli altri soci possono chiedere di vendere anche le proprie partecipazioni alle medesime condizioni, secondo quanto previsto dall’accordo.
Drag along
La clausola di drag along, o diritto di trascinamento, consente a uno o più soci che intendono vendere la società di obbligare gli altri soci a partecipare alla vendita.
La clausola evita che una minoranza possa impedire un’operazione avente a oggetto l’intero capitale sociale. Deve però definire con precisione presupposti, prezzo, garanzie richieste ai soci trascinati e modalità della vendita.
Good leaver e bad leaver
Le clausole di good leaver e bad leaver disciplinano le conseguenze dell’uscita di un socio che svolge anche un ruolo operativo nella società.
La qualificazione dell’uscita incide generalmente sul prezzo e sulle modalità di trasferimento della partecipazione:
- il good leaver lascia la società per una causa considerata giustificata;
- il bad leaver interrompe il rapporto in circostanze ritenute pregiudizievoli o contrarie agli accordi.
Questi meccanismi sono spesso coordinati con piani di incentivazione, stock option e Management Incentive Plan.
Deadlock
Il deadlock è una situazione di stallo nella quale i soci non riescono ad assumere una decisione necessaria.
Lo SHA può prevedere un percorso graduale per superarlo:
- negoziazione tra i soci;
- coinvolgimento dei rispettivi rappresentanti;
- mediazione;
- attribuzione della decisione a un esperto indipendente;
- acquisto della partecipazione di uno dei soci;
- vendita della società.
Le clausole di deadlock devono essere costruite in funzione della struttura concreta della società. Un meccanismo inadatto può accentuare il conflitto anziché risolverlo.
Durata, recesso e risoluzione delle controversie
Lo SHA deve disciplinare la propria durata, le ipotesi di cessazione anticipata, l’adesione dei nuovi soci e le conseguenze della vendita delle partecipazioni.
È inoltre opportuno prevedere la legge applicabile e il metodo di risoluzione delle controversie, scegliendo tra autorità giudiziaria e arbitrato in funzione delle caratteristiche dell’operazione.
Quanto dura uno SHA
Per i patti parasociali riconducibili all’art. 2341-bis del Codice civile è prevista una durata massima di cinque anni. Se le parti stabiliscono un termine superiore, il patto si considera stipulato per cinque anni, ferma la possibilità di rinnovarlo alla scadenza.
Quando il patto non prevede una durata, ciascun contraente può recedere con un preavviso di centottanta giorni.
La disciplina deve essere verificata in concreto considerando il tipo di società, il contenuto dell’accordo e l’eventuale applicazione di normative speciali. Per i patti relativi alle società quotate e alle società che le controllano, l’art. 123 del Testo unico della finanza prevede, quando il patto è a tempo determinato, una durata massima di tre anni, ferma la possibilità di rinnovo alla scadenza. Trovano inoltre applicazione gli specifici obblighi di comunicazione e pubblicità previsti dall’art. 122 del medesimo Testo unico.
Lo SHA è efficace anche verso i nuovi soci?
Il nuovo socio non è automaticamente vincolato da uno SHA che non ha sottoscritto.
Per evitare che l’accordo perda efficacia con l’ingresso di nuovi investitori, si inserisce normalmente una clausola di adesione. Il trasferimento della partecipazione può essere subordinato alla sottoscrizione di un atto con cui l’acquirente accetta integralmente lo SHA.
Anche questo meccanismo deve essere coordinato con lo statuto e con la disciplina applicabile al trasferimento delle partecipazioni.
Cosa succede se un socio viola lo SHA
Le conseguenze dipendono dal contenuto dell’accordo e dalla natura dell’obbligo violato.
Lo SHA può prevedere:
- il risarcimento del danno;
- una penale contrattuale;
- l’obbligo di trasferire la partecipazione;
- la perdita di specifici diritti attribuiti dall’accordo;
- l’attivazione di una call option;
- la risoluzione del contratto;
- misure cautelari o forme di esecuzione in forma specifica, quando giuridicamente ammissibili.
Una clausola non diventa efficace soltanto perché è inserita nello SHA. Obblighi e rimedi devono essere compatibili con le norme imperative e formulati in modo sufficientemente preciso da poter essere concretamente applicati.
Gli errori più frequenti nella redazione di uno SHA
Gli errori più comuni sono:
- utilizzare un modello standard non adattato alla società;
- disciplinare i diritti senza prevedere rimedi in caso di violazione;
- attribuire diritti di veto troppo ampi;
- non coordinare lo SHA con lo statuto;
- trascurare l’ingresso di nuovi soci;
- non regolare le conseguenze dell’uscita di un fondatore;
- prevedere clausole di deadlock non concretamente applicabili;
- non distinguere tra vendita parziale e vendita dell’intera società;
- utilizzare termini inglesi senza definirne con precisione gli effetti giuridici;
- non considerare gli obblighi di pubblicità eventualmente applicabili.
Perché lo SHA deve essere costruito sull’operazione concreta
Uno Shareholders’ Agreement efficace deve riflettere l’equilibrio economico dell’operazione.
La percentuale di capitale posseduta da ciascun socio non è l’unico elemento rilevante. Occorre considerare anche:
- il capitale investito;
- il contributo operativo dei fondatori;
- la proprietà intellettuale;
- gli impegni finanziari futuri;
- il livello di controllo richiesto dall’investitore;
- l’orizzonte temporale dell’investimento;
- le possibili modalità di uscita;
- gli obiettivi industriali e finanziari dei soci.
La redazione dello SHA non consiste quindi nell’inserimento di un elenco di clausole standard. Richiede una valutazione coordinata degli aspetti societari, contrattuali e negoziali dell’operazione.
Domande frequenti sullo Shareholders’ Agreement
Lo SHA è obbligatorio?
No. La legge non impone in via generale la sottoscrizione di uno SHA. È tuttavia consigliabile quando occorre disciplinare rapporti tra soci che non trovano una regolamentazione sufficiente nello statuto.
Lo SHA deve essere stipulato davanti a un notaio?
Generalmente no. La necessità di particolari formalità deve però essere verificata in relazione alle clausole inserite e agli atti che dovranno essere compiuti in esecuzione dell’accordo.
Lo SHA può essere scritto in inglese e regolato dalla legge italiana?
Sì. È possibile redigere lo Shareholders’ Agreement in inglese e assoggettarlo alla legge italiana. La terminologia contrattuale deve però essere adattata correttamente agli istituti dell’ordinamento italiano.
Qual è la differenza tra SHA e SPA?
Lo SPA, Share Purchase Agreement, disciplina la compravendita delle partecipazioni societarie.
Lo SHA regola invece i rapporti tra i soci dopo l’acquisto o l’investimento. Nelle operazioni di M&A i due contratti sono spesso negoziati contestualmente, ma hanno oggetto e funzioni differenti.
Uno SHA può tutelare un socio di minoranza?
Sì. Diritti di veto, materie riservate, diritti informativi, tag along e nomina di componenti dell’organo amministrativo possono proteggere il socio di minoranza. Queste tutele devono essere proporzionate e coordinate con l’esigenza di non paralizzare la gestione.
Nota informativa
Il contenuto della guida ha carattere esclusivamente informativo e non costituisce un parere legale. La disciplina applicabile deve essere valutata considerando la società, il contenuto dell’accordo e le caratteristiche della singola operazione.
Riferimenti normativi
- articoli 2341-bis e 2341-ter del Codice civile;
- articolo 1372 del Codice civile;
- articoli 122 e 123 del D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, per le società quotate e le società che le controllano.
